venerdì 15 maggio 2015

Walter Pater o il manifesto dell'estetismo

Mi piacerebbe che non mi definissero un edonista. Dà un’impressione completamente sbagliata a chi non conosce il greco. (W. Pater)
                                                                     

Il volume Il Rinascimento (1873), di Walter Pater (1839-1894), oltre a fornire ancora una valida guida di Firenze al turista cólto, può essere considerato un testamento spirituale dell’autore e il manifesto dell’estetismo, inteso nel suo senso profondo, e troppo spesso frainteso, di fusione di vita e arte. Pater vede nel Rinascimento italiano e nel Romanticismo inglese la tensione verso un’unità dell’essere – dell’uomo con se stesso e col mondo – un tempo perduta e che può essere ritrovata attraverso la vita estetica, che si fa estatica. L’operazione di Pater muove dalla critica al moralismo dell’Inghilterra vittoriana, e da qui il grande malinteso dell’idea «l’arte per l’arte», che divenendo uno dei motti degli esteti, veniva allo stesso tempo mal recepita come un invito all’autoreferenzialità dell’opera d’arte e come un incitamento implicito all’immoralità. È bene quindi chiarire che la morale da cui l’arte deve prendere le distanze, per Pater, è quella caratterizzata dall’ipocrisia vittoriana, e non vi è cenno a una separazione dell’arte dalla morale in sé.

Walter Pater


Pater insegnò a lungo a Oxford, fu collega e rivale di John Ruskin, e professore di Oscar Wilde. A. C. Benson, in una breve biografia del 1906, ci fornisce il ritratto di un uomo solitario, che amava le passeggiate notturne, brillante e di fertile erudizione, oltre che grande conoscitore della grecità. La figura di Walter Pater mi consente di delineare l’essenza dell’esteta, nella sua caratteristica ricerca della felicità e della bellezza – ricerca intimamente connessa al senso dell’introspezione. Pater non è certamente il primo esteta della storia occidentale. Uno sguardo accorto scorge, ad esempio, già in Epicuro i tratti di un raffinato esteta. Non a caso l’estetismo ne sarà infinitamente debitore. E la mente non può esimersi dal correre al Petronio Arbitro di cui scrive Tacito negli Annales, cui molti studiosi attribuiscono il celeberrimo Satyricon, e che il mio professore di latino all’Università si ostinava a considerare anche l’autore del trattatello Sul sublime. Il merito di Pater è, piuttosto, un estetismo pienamente consapevole, al punto che la sua vita, oltre che la sua opera, ne costituisce un vero e proprio manifesto.

Per affermare la propria concezione dell’esteta, Pater, nei suoi scritti e mediante il proprio stile di vita, si scontrò con i pregiudizi che proprio in quel periodo, in Inghilterra e in Europa, si andavano diffondendo a causa dell’interpretazione dell’estetismo come manifestazione di superficialità, e dell’edonismo come sinonimo di ricerca dell’appagamento immediato, e fine a se stesso, dei sensi. L’opera comica Patience, scritta da W. S. Gilbert e musicata da A. Sullivan, rappresentata per la prima volta a Londra nel 1881, contribuì non poco a questa manovra di mistificazione. Dal canto suo Pater, in Rinascimento, e poi in Appreciations (1889), tratteggia un’idea diversa e ben più complessa dell’esteta e dell’estetismo, pensato, quest’ultimo, come filosofia di vita. Alle spalle della visione dell’estetismo di Pater, c’è l’atomismo di Democrito e l’epicureismo, assorbito soprattutto attraverso la lettura di Lucrezio. L’esteta non è il vitaiolo mondano, ma è aisthetés, il soggetto che percepisce, l’incarnazione più autentica della sensibilità. La percettività è l’interazione degli schemi emotivi e cognitivi che l’esteta applica al mondo concepito come un’immensa opera d’arte. L’espressione «fare della propria vita un’opera d’arte», che toccherà vette di notorietà quasi globale tra Otto e Novecento, invece di essere un invito a partecipare a un ballo in maschera, è l’affermazione di un desiderio di armonizzare la propria esistenza con l’ambiente. Edificare se stessi come un’opera d’arte equivale a edificare se stessi sulla base del principio di equilibrio col mondo.

Seguendo Pater, l’esteta è chi ricerca un benessere interiore duraturo mediante la costante apertura della coscienza alla realtà, in una relazione estatica che abbatte le barriere fra soggetto e oggetto. Così, l’edonismo smette di essere il perseguimento di un piacere di rapina e diventa un autentico mettersi in cammino verso la pace interiore, percepibile unicamente ponendosi in una relazione armoniosa col mondo esterno. Allo stesso modo, l’amore per la bellezza da parte dell’esteta non è per niente il culto della superficialità, delle forme, ma è la tensione finalizzata all’istituzione dell’equilibrio del soggetto con se stesso e con l’altro da sé. Percorrendo il sentiero del bello, l’esteta desidera quindi anche il bene, poiché la bellezza non è tanto un oggetto da contemplare, ma un modo armonioso di stare al mondo.

J.W. Waterhouse, La mia dolce rosa, 1908


Walter Pater fu insegnante di letteratura, critico letterario e d’arte. Pertanto, nei testi sopra citati, si trovano osservazioni tecniche interessanti, come la categoria di «critico estetico», che indica il bravo critico, chi è capace di cogliere in un’opera lo spirito del tempo. In tal guisa, l’opera bella è un frammento, un lampo di quella bellezza universale che è l’unica sorgente di senso nella brevità e nell’insensatezza dell’esistenza: «Ci è dato un intervallo e poi il nostro posto non ci riconosce più […] la nostra sola possibilità consiste nell’espandere quell’intervallo, nell’ottenere il maggior numero di pulsazioni possibile in quel periodo di tempo». Nessuna fede, nessun nichilismo. Di fronte al vuoto di senso, l’unico dono che riceviamo sono le «pulsazioni», ossia le percezioni. L’uomo è un aggregato di percezioni (emozioni, pensieri) che formano la coscienza, e la coscienza è ciò che ci collega al mondo. Quanto più siamo consapevoli di tale connessione, tanto più la coscienza si espande. E quanto più la coscienza si espande, tanto più aumenta il nostro livello di connessione alla totalità, fino a partecipare dei suoi più intimi accordi e ricomporre, così, l’unità spezzata.

Bibliografia
Pater W., Il Rinascimento, Abscondita, 2013.
Id., Appreciations, Tredition, 2011 (scaricabile gratuitamente in formato PDF dal web).
Bloom H., Walter Pater, in Il genio, Rizzoli, 2011, pp. 510-517.
Benson A. C., Walter Pater, Wildside Press, 2007.


Mirko Bradley

     

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