lunedì 16 novembre 2015

La tolleranza e i suoi limiti. Appunti su Erasmo da Rotterdam

Non vi è questione umana di cui Erasmo da Rotterdam (al secolo Desiderius Erasmus, 1466/69-1536) non si sia occupato, esercitando un’enorme influenza sui posteri: dall’enigma di Dio alla condotta sessuale, dalla teoria politica all’etica, dall’istruzione alla barbarie, dalla guerra alla tolleranza, dall’unità d’Europa all’emancipazione femminile, dalla conoscenza del mondo esterno a quella della mente; il tutto con un fine senso dell’ironia, del pluralismo e del relativismo. Figlio – ovviamente illegittimo – di un sacerdote cattolico, e prete lui stesso suo malgrado, Erasmo oggi sarebbe definito un self made man. Sembra uscito dal nulla. Non aveva raccomandazioni importanti né presso la nobiltà, né nel clero, e neppure nella borghesia. Riuscì a imporsi unicamente per la potenza delle sue idee, e perché fu tra i primi a utilizzare in maniera straordinaria la nuova invenzione della stampa. I suoi cannoni erano le principali stamperie olandesi, parigine, di Venezia e di Basilea, città in cui visse a lungo e dove morì. Il suo lascito è immenso. E, prescindendo dal contenuto specifico delle sue opere, egli non smise mai di richiamare la nostra attenzione sull’importanza del raziocinio e del dubbio, della comprensione degli altri e di noi stessi, sulla ricerca dell’armonia tra esseri umani, dell’equilibrio fra la nostra vita sociale e quella interiore. La felicità, per lui, consiste essenzialmente nel coincidere il più possibile con se stessi, nella consonanza tra ciò che si fa e ciò che si pensa, «nel voler essere ciò che si è», come scrive nel suo libro più celebre, l’Elogio della follia.



Paradigmatico del suo pensare e del suo agire è il modo in cui si pose di fronte al problema della Riforma luterana. La prima posizione che assunse nei confronti di Lutero, inizialmente interpretata dai contemporanei come ambigua, aveva senz’altro l’obiettivo di sanare la frattura che andava allargandosi tra mondo cattolico e riformatore. Dapprincipio, Erasmo tentò di mediare tra le due fazioni ispirandosi al principio della tolleranza e a quello dell’humanitas, la dignità dell’essere umano in quanto tale, che trascende ogni singola differenza. E non è escluso che lo stesso Lutero si sia ispirato alla polemica di Erasmo sulla corruzione della Chiesa Romana per redigere le 95 tesi. Tuttavia, col passare degli anni, l’intento di mediazione sortì l’effetto opposto, attirando su di sé l’ostilità dell’una e dell’altra parte. Il suo traduttore francese fu arso sul rogo con la condanna di eretico, e lo stesso Erasmo temette per la sua vita. A quel punto, fu indotto a scrivere il Libero arbitrio, cui Lutero rispose col Servo arbitrio. La presa di distanza da Lutero, la diffusione del libretto sul libero arbitrio, l’elezione di Paolo III sul soglio pontificio, ebbero come conseguenza la riconciliazione del mondo cattolico con Erasmo, che però rimase sempre un temibile freelance.



Erasmo fu intellettuale e libero pensatore, servo di nessuno. Nodo cruciale di quella rete di intelligenze che costituiva la repubblica delle lettere. Esponente di primo piano dell’Umanesimo, ma impossibile da incasellare in una scuola di pensiero, a causa del suo eclettismo culturale. Lo scenario in cui si muoveva era labirintico: la minaccia dell’islam, le guerre in Europa, i primi conflitti tra cattolici e riformatori. Era facile perdersi, sentirsi disorientati, ed Erasmo rappresentò un faro, sempre in nome della tolleranza, che per lui non era passiva accettazione del diverso, bensì lavoro d’integrazione, che non risparmiava duri colpi al fanatismo filosofico e religioso, alla superstizione, al dogmatismo e all’autoritarismo dei potenti laici ed ecclesiastici. Il tutto adoperando le uniche armi della parola e della penna. Come accennato, la sua produzione letteraria fu immensa, prediligendo il genere del trattato. Tradusse e commentò classici greci e latini. Elaborò un’originale interpretazione del Nuovo Testamento, polemizzando con la teologia scolastica allora in voga, e opponendole una visione etico-pratica, da lui denominata Philosophia Christi. Allo scopo di raggiungere il più vasto pubblico possibile, riprese la tradizione già latina delle lettere, scritte con un linguaggio divulgativo e non professorale, paragonabili ai nostri articoli, oppure ai post. Si stima che ne abbia stilate circa ventimila. È da osservare che dalla sua vastissima produzione letteraria non ricavò nulla in termini di denaro, e che visse, se non in povertà, perennemente con problemi economici. Questo era un prezzo da pagare alla sua libertà.



Erasmo paladino della tolleranza. Ma quali sono i limiti della tolleranza? Cos’è intollerabile? Eugenio Garin – uno dei massimi studiosi dell’Umanesimo – scrive che Erasmo era come ossessionato dalla pace tra gli individui e tra i popoli, dalla ricerca della pace politica e religiosa. In un’Europa dilaniata al suo interno e in costante conflitto con l’Islam, il limite della tolleranza è da rintracciare all’interno del concetto stesso di humanitas, la sua linea guida. Per lui, è intollerabile ogni atto che calpesti la dignità umana. Pertanto, la tolleranza non è un’idea vaga, un principio vano in nome del quale tutto è giustificabile. Pur sempre alla ricerca del dialogo con gli esponenti più moderati delle varie fazioni, Erasmo ritiene intollerabile qualsiasi forma di dogmatismo che conduce alla violenza. Questo è anche il contenuto del suo Elogio della follia, nel quale analizza – anticipando quasi di mezzo millennio Foucault – la relazione tra ragione e s-ragione, follia appunto. Follia e ragione sono annodate l’una all’altra, si mescolano, e sono meno distinte di quanto si è soliti pensare. Follia è anche un uso fideistico della ragione, che anima ogni forma di fanatismo. Anche il fanatismo dell’inquisizione cattolica era perpetrato in nome della ragione, di un’interpretazione razionale dei testi sacri e, quindi, della volontà divina. Erasmo ci mette in guardia dall’idolatria della ragione che, al pari del suo sonno, genera altrettanti mostri. Ogni dogma – contro il quale egli non perde occasione di scagliarsi – è oggetto di fede a posteriori, ma è un prodotto storico della ragione umana eletta a tribunale sovraumano. È alla luce di ciò che si comprendono l’ironia e il relativismo di Erasmo. Se una concezione assolutistica della ragione è letale come la follia – anzi, proprio perché si trasforma in follia – è necessario analizzare ogni fenomeno da quanti più punti di vista differenti possibili, e sostituire il razionale col ragionevole.    

Bibliografia
Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, Mondadori, 2010 (anche in formato Kindle).
Garin E., Il pacifismo di Erasmo e l’attualità dell’umanesimo, in Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche, RAI 11 marzo 1988.


Mirko Bradley

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