domenica 9 ottobre 2016

La solitudine degli adolescenti nel pensiero di Françoise Dolto

La cronaca ci consegna ciclicamente episodi di violenza in cui gli adolescenti sono vittime e carnefici. Episodi di fronte ai quali si simula stupore o indignazione, mentre la struttura fondamentale della questione permane immutata. Data in pasto ai media come un bene di consumo tra gli altri, la condizione adolescenziale resta nel complesso incompresa fra l'indifferenza degli adulti e l'inerzia delle istituzioni, con il risultato che le istanze pulsionali, in mancanza di un'adeguata elaborazione, si tramutano in aggressività effettuale agita. Non mi sembra pertanto inutile, in un simile contesto culturale, riportare alla luce, sebbene brevemente e a grandi linee, il pensiero della psicoanalista e pedagogista francese Françoise Dolto (1908-88), che tanto del suo impegno intellettuale profuse in favore della causa giovanile. L'interesse che ella rivolse ai temi dell'infanzia e dell'adolescenza è probabilmente dovuto, in parte, all'educazione rigida che ricevette in un contesto familiare autoritario dell'alta borghesia parigina. Non potendo in un primo momento iscriversi a medicina per veto genitoriale, lavorò come infermiera a contatto con i bambini, sviluppando per intuito un linguaggio che poteva essere terapeutico anche con chi era incapace d'intenderlo, come gli psicotici. Il linguaggio, verbale e non verbale, è l'unico strumento a nostra disposizione per eludere la solitudine, che per la Dolto è il principale motivo di sofferenza. Il pericolo della solitudine insito nella famiglia nucleare nelle realtà cittadine la spinse a creare, nel 1979, a Parigi, la Maison Verte, uno spazio pubblico di comunicazione aperto a genitori e bimbi. Solitudine che ritorna centrale nella sua trattazione dell'adolescenza.



Dopo La cause des enfants (1985), è edito La cause des adolescents (1988), sotto forma di domande e risposte, dove l'autrice ribalta la prospettiva psico-pedagogica tuttora dominante sugli adolescenti nella maggioranza degli ambiti istituzionali. Benché il libro sia innanzitutto rivolto a genitori, insegnanti e operatori nel settore della psicologia, destinatari sono anche gli adolescenti stessi, poiché il testo fornisce loro strumenti per acquisire consapevolezza di sé e del ruolo attivo che possono svolgere all'interno della società. E nonostante, per tradizione, il compito educativo sia affidato alla famiglia e alla scuola, per la Dolto esso investe l'intera tessitura sociale. Il paradigma classico prevede la distinzione docente-discente, nella quale è iscritto un rapporto gerarchico verticale che separa chi insegna da chi apprende, nonché chi parla da chi è parlato. Senza che il suo punto di vista implichi una sovversione della funzione che si esercita nella collettività, la Dolto scuote la dissimmetria della relazione pedagogica, per cui l'adolescente da soggetto passivo diviene soggetto attivo dell'azione educativa. Si potrebbe anche dire che egli da oggetto diventa soggetto. Affinché l'adolescente sia soggettività costituita in senso pieno, è necessario che sia riconosciuto nel rapporto con l'altro, e tale riconoscimento non può non avvenire che nel linguaggio. Durante l'infanzia e l'adolescenza, ciascuno di noi è stato investito dal discorso degli adulti. A questo modello in cui una parte subisce il linguaggio dell'altra, la Dolto oppone un modello in cui il perno sia il dialogo tra le due parti, il che presuppone che l'adulto si ponga nella posizione di chi è disposto ad ascoltare. Una delle idee-chiave è che ci si struttura come soggetti autonomi soltanto quando ci si assume la responsabilità delle proprie parole e delle proprie azioni, ma, affinché questo accada, occorre che l'altro sia aperto all'ascolto e al dialogo.

Ascoltare le istanze altrui vuol dire in primo luogo ascoltarne il desiderio, e il desiderio inconscio primordiale è quello di essere amati. Essere amati è essere riconosciuti e accettati per la propria progettualità esistenziale. Se questo vale per tutti e per sempre, vale ancor di più per gli adolescenti, dai quali la vita è percepita come lo spazio e il tempo in cui tutto deve ancora avvenire. Porsi in ascolto dell'adolescente, quindi, è solo apparentemente semplice, poiché nel gioco relazionale entra la soggettività consolidata dell'adulto che guarda all'avvenire del più giovane con ammirazione e inquietudine. È la stessa possibilità rivoluzionaria di una dimensione dove tutto può succedere ad attrarre e a ostacolare l'adulto nel suo rapportarsi all'adolescente. La potenza sovversiva della prima giovinezza, con tutta la sua carica destabilizzante, trasforma l'ammirazione in invidia e l'invidia in paura, cui si aggiunge il pregiudizio di una superiorità dell'adulto che sa rispetto all'adolescente che ancora non sa. Per tale ragione, la comprensione del mondo adolescenziale non può non passare che attraverso la comprensione di sé.

La condizione adolescenziale è generalmente concepita come una fase di transizione tra due età ben determinate: l'infanzia e l'età adulta. Per opposizione, l'adolescenza sarebbe caratterizzata dalla sua indeterminazione. La psicoanalista francese ribalta questa prospettiva asserendo da un lato che l'indeterminazione adolescenziale è esplosione di possibilità mentali e, dall'altro, che una certa indeterminazione, pensata come incessante mutamento, connota l'intera esistenza umana. L'assunto erroneo per cui indeterminazione equivarrebbe a instabilità – l'adolescenza come tratto di mare tempestoso tra le due sponde stabili dell'infanzia e dell'età adulta – lascia l'adolescente da solo nell'elaborazione del lutto dell'infanzia, delle trasformazioni del corpo e delle pulsioni sessuali, delle quali è ora per la prima volta consapevole. Nel pensiero della Dolto, l'indeterminazione assume invece i contorni sfumati di un contenitore di possibilità nuove e diverse. L'adolescente non è soltanto un consumatore, come è per lo più non-compreso, ma un produttore di senso. Ed è in questa chiave che è da interpretare l'invito della pensatrice francese a non abbandonare l'adolescente che continua ad abitare, anche se magari in maniera silente, in ognuno di noi.

Bibliografia
Dolto F., Adolescenza (a cura di S. Benvenuto), Mondadori, 1990.
Azzolini O., Françoise Dolto. La psicoanalista dell'educazione, Erickson, 2001.
Benvenuto B., La Casa Verde: speech, listening, welcoming in Françoise Dolto's work, in Hall G., Hivernel F., Morgan S. (a cura di), Theory and Practice in Child Psychoanalysis. An Introduction to the Work of Françoise Dolto, Karnac, 2009, pp. 163-190.
Vegetti Finzi S., Storia della psicoanalisi, Mondadori, 1990, pp. 398-399.


Mirko Bradley

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