domenica 20 novembre 2016

Autostima

Il più delle persone pensa che un alto livello di autostima corrisponda a un altrettanto alto livello di benessere mentale. Purtroppo, o per fortuna, non è così. L'ultima moda filosofico-psicologica ha prodotto tutta una serie di inviti, espressi in varie forme, che mirano ad aumentare l'autostima. Nella stragrande maggioranza dei casi, questi inviti contengono solo illusioni. Per avere un'idea dell'argomento è sufficiente riflettere sui parametri dell'autostima cui maggiormente facciamo riferimento: bellezza, intelligenza, denaro, prospettive future, lavoro, famiglia. In una parola, gran parte dell'opinione che abbiamo di noi è fondata sulla fortuna, ossia su una variabile che non possiamo controllare. Persino le qualità intellettive, cui pure chi ne è del tutto privo ricorre a sproposito, tendono col tempo ad affievolirsi. Di solito, le persone che in giovinezza hanno goduto di un buon livello di autostima sono i soggetti più a rischio depressivo dagli anni della maturità in poi, proprio perché hanno basato la concezione di sé su quegli elementi fortunosi. L'American Psychiatric Association ha di recente lanciato l'allarme *Epidemia da eccesso di autostima* (EAS). L'individuo che ne è afflitto si presenta come il classico imbecille che si vanta delle sue conquiste amorose oppure che vomita le proprie opinioni e i propri stati d'animo nelle orecchie altrui senza che nessuno gli abbia chiesto niente. Tuttavia, dietro tali assillanti bontemponi rompipalle si nasconde una soggettività che manca totalmente del senso del limite di sé. Tali persone, alla lunga, non di rado, sono destinate a trascinare nel vortice della disperazione se stessi e gli altri più prossimi. A mio parere, questo tipo di sindrome è una declinazione ipermoderna del tradizionale disturbo maniacale. Il mito dell'eterna giovinezza e quello del successo sociale visibile ne sono soltanto degli esempi. L'unico criterio valido su cui fondare l'autostima, e quindi la valutazione di sé, è invece la misurazione dei miglioramenti conseguiti in base alle poche varianti che possiamo controllare nonostante la sfortuna e l'inevitabile decadimento psicofisico. Per esempio, se sono timido e schivo, ma riesco a socializzare perché ho bisogno di mantenermi, avrò un'accettabile opinione di me; se sono brutto, e riesco ad avere qualche amico e una fidanzata, non mi disprezzerò; se vengo da una relazione sentimentale disastrosa, e non per questo avrò un rigetto per uomini/donne, mi sentirò un po' meglio di una schifezza; se ho passato l'intera vita a svuotare bottiglie, e ora mi accontento di qualche bicchiere, avrò un ottimo motivo per camminare a testa alta; e così via.

Mirko Bradley

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