lunedì 12 dicembre 2016

Pillole: Follia



Il termine follia indica due condizioni: 1) l'opposto della ragione; 2) lo sfondo da cui la ragione proviene, sfondo nel quale ragione e s-ragione sono originariamente indistinti. Il primo significato ci è più familiare, poiché rinvia agli stati mentali esclusi da quel sistema di regole che strutturano la ragione. La storia dell'Occidente è anche la storia dell'emarginazione delle deroghe al sistema di regole. Il secondo significato è più complesso e affascinate. Esso rimanda a quella base comune che sta prima e sotto ogni regola e ogni deroga. Di questo magma iniziale nulla possiamo pronunciare di sensato perché l'ordine del linguaggio appartene all'ordine della ragione, che avviene dopo la separazione, la quale, a sua volta, accade per arginare i pericoli e la minaccia della s-ragione. Ciò che alla luce della ragione chiamiamo s-ragione (irrazionale) è relegato negli ospedali psichiatrici e all'interno di ciascuno di noi, represso, oppresso, per paura che irrompa da un momento all'altro con tutta la sua potenza. Psichiatria, psicologia e psicoanalisi si occupano della prima accezione, solo la filosofia di entrambe. La filosofia, nell'edificare la grande architettura della ragione, sa che le sue fondamenta sprofondano nell'abisso – e che ogni parola ha origine nel silenzio, che vediamo dipinto sui volti dei catatonici. Sa che ogni ordine possibile proviene dal caos originario. Quando la complessità del caos originario trova la sua forma (ordine) incomparabile, si ha il genio, che, per tale motivo, è intimamente connesso alla follia.

Bibliografia
Jaspers K. Psicopatologia generale (1959), Roma, Il pensiero scientifico, 2000.
Id., Genio e follia (1949), Milano, Raffaello Cortina, 2001.
Foucault M., Storia della follia nell'età classica (1972), Milano, Rizzoli, 2012.


Mirko Bradley

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