martedì 17 gennaio 2017

Don Juan Matus e l'inconscio

Chiunque si nasconda dietro la figura di don Juan Matus e il suo autore, le narrazioni a riguardo ci conducono per mano lungo i sentieri della coscienza, attraverso gli stati alterati della mente, fino all'inconscio e alle sue molteplici manifestazioni. Confrontando i dati, Carlos Castaneda assume almeno una decina di identità diverse. Nasce nel 1925, nel 1931 o nel 1935, in Brasile o in Perù, per poi emigrare negli Stati Uniti. Qui, nel 1960, lo troviamo studente di antropologia a Los Angeles e l'anno successivo inizierebbe il suo apprendistato con don Juan, che sarà interrotto e ripreso più volte. Dagli incontri con questo singolare personaggio scaturirebbero i libri dai quali enucleo uno spunto di riflessione da sottoporre all'eventuale lettore. Nel certificato di morte (27 aprile 1998) si legge che non è mai stato sposato, mentre risulta coniugato una volta nel testamento e ben tre volte nei registri del comune di Las Vegas. Nel frattempo, lo rintracciamo umile lavapiatti o professore in una scuola di Los Angeles (Bourseiller, 2007). Insomma, ogni metodologia storiografia sembra andare a farsi benedire. Se la stessa identità di Castaneda appare multidimensionale, non meno complesso è il suo rapporto con don Juan. Si tratta di una persona realmente esistita (come risulta dai report accademici dell'UCLA) o totalmente inventata? O don Juan è un misto di realtà e finzione? È possibile che sia un personaggio fittizio ispirato a un individuo realmente esistito? Secondo Watzlawick e Haley – due dei principali esponenti del Mental Research Institute di Palo Alto – non sarebbe da escludere l'ipotesi che le mentite spoglie di don Juan Matus celino l'identità di Milton Erickson (Watzlawick, tr. it. 1998; Haley, 1983). Qualsiasi sia la verità e nonostante le polemiche degli ultimi decenni, ho l'impressione che i libri di Castaneda costituiscano una sorta di

vademecum per l'inconscio, concepito non soltanto – e non tanto – come luogo di conflitti da risolvere, ma come straordinario potenziale creativo.



L'idea di far leva sull'inconscio per esaltare le proprie qualità è presente in vari testi di Castaneda ed è riassumibile nel concetto di agguato: «Un impeccabile cacciatore in agguato può fare qualsiasi cosa con la sua preda. Possiamo perfino catturare le nostre debolezze» (Castaneda, 1977). A che fine catturare le proprie debolezze? Per nutrircene. Castaneda fa riferimento a un processo alchemico che è alla base di numerose culture sciamaniche e anche del buddhismo tantra. Il processo consiste nell'individuare, portandoli alla luce, i nostri elementi inconsci e trasformarli da punti di debolezza in punti di forza. Questo assunto è, fra l'altro, anche una delle basi dell'attuale “psicologia positiva”. L'idea è che ciò che ci rallenta, mutatis mutandis, può fungere da propulsore. Si racconta di un bambino che, a causa di iniziali difficoltà cognitive, per trovare una parola nel dizionario cominciava sempre dalla prima. Una volta colto il sistema (intuizione-interruzione inconscia), si trovò a conoscere molte più parole rispetto ai suoi coetanei (Erickson, tr. it. 1982).

Mirko Bradley

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